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June 25 Khepri...Due mesi di silenzio.
Per varie ed eventuali che non sto a raccontare, sono rimasta a guardare.
Un pò alla volta riprenderò la strada passando da tutti coloro che comunque si sono fermati in questo angolo.
...GRAZIE...
Ma piuttosto.
Rientro da fuori. E' buio (s-o-l-o f-u-o-r-i ?!?).
Rientro con in mente un aneddoto riflettendo sul perchè mi perdo ad analizzare le piccole cose che mi capitano casualmente (o n-o!) lasciandomi quella strana sensazione di curiosità mista a stupore.
Orbene stasera mentre il profumo d'erba tagliata di fresco m'innonda la mente.
Respiro brezza d'estate cercando risposte, seduta nel silenzio di ciò che mi circonda e che tutti m'invidiano.
Fà un caldo torrido ma quì si sta bene. Un paradiso dice chi è spesso ospite della "mia" casa.
Sorseggio un martini tanto per "dimenticare".
Un tonfo.
?
Lo vedo.
Lo guardo incuriosita.
Questo piccolo insetto, verde-nero-argento, paffutello e un pò goffo. Gli insetti più strani se ne escono sempre di notte. Chissà perchè!
Mi passeggia innanzi indisturbato, d'istinto mi alzo e lo seguo ritornado bambina.
Sono sempre stata attratta dagli insetti. Ancora ricordo le urla di mia madre per il ragno di turno.
Esserini così misteriosi da non comprenderne l'esistenza.
Ogni tanto immobile si guarda attorno pure lui, quasi a percepire la pesantezza della mia ombra che in silenzio ne segue il passo.
Lo raccolgo appoggiandolo sulla pelle umida della mano, e l'osservo così indifeso ma indomito.
Mi risiedo, e restiamo lì a scrutarci.
Proprio stasera che gustavo finalmente l'onore di stare sola ho trovato comunque compagnia!
Che strana splendida creatura.
Nasconde le sue ali per non lasciarsele rubare.
Lo sapete che gli scarabei volano?
Lo guardo e "mi guardo".
Come lui in questi giorni in queste notti, cammino sfinita trascinandomi legato al collo il peso della vita, delle scelte che spesso nemmeno si cercano ma si è obbligati a fare, nei rimpianti che queste comportano in chi non ha niente più da perdere. Forse.
O forse non lo sò nemmeno io.
Tengo raccolte le mie ali senza poterle usare.
"Qualcuno" me le porterebbe via, come si è portata via il resto.
Cattiveria verso cattiveria..?
Non ne sarei capace. La malvagità non è parte di me.
Anelare di poter ancora volare senza spezzarsi le ali?
Ditemelo voi.
Questo scarabeo che nell'antichità idealizzava la rinascita, il cambiamento è l'ennesima coincidenza.
La mia vita è come una strada in salita lastricata di ciotoli che ne rappresentano le casualità.
In un momento di ricerca di evoluzione incontro l'essenza del suo significato.
Lo rimetto al suo posto e Lui prende il volo. L'ho spaventato forse il poverino!
Lo vedo svanire nel buio.
Rinascerà in un nuovo divenire.
Vorrei poter sparire in questa oscurità.
R I N A S C E R O'
E tutt'intorno le lucciole ci osservano spettatrici di questo incontro.
Forse domani toccherà a loro.
.Eleonora.
Inanotherlife 2007
Photo by Lunalibera Mentre scrivo un pipistrello chiama.
Paradiso?!?
Questa è una giungla cari amici!
Un grazie particolare ad Andrea (Lunalibera) che !casualmente! ha sempre un immagine splendida per i miei pensieri.
Khepri era il sacro scarabeo, oggetto di venerazione già nei Testi delle Piramidi, anche se in questi non figura ancora come divinità a sé stante. L'animaletto originale è lo scarabeo stercorario Scarabaeus sacer. Nel suo paziente lavoro di far rotolare nel deserto la palla di letame contenente le sue uova, l'umile insetto ricordava agli Egiziani l'eterno corso del sole in cielo. Il sacerdozio di Heliopolis lo trasformò in divinità solare, e più precisamente nell'aspetto mattiniero del sole: "Io sono Khepri al mattino, Ra a mezzogiorno e Atum alla sera".
Il dio Khepri con lo scarabeo al posto della testa
Bibân el-Harîm (Valle delle Regine, Tebe-ovest) Tomba della regina Nefertari, XIX dinastia Il suo nome deriva da khpr che vuol dire "scarabeo", ma nello stesso tempo rendeva un termine astratto e difficile come il verbo kheper che in origine significava "nascere in una determinata forma" da cui derivò poi "essere, divenire, sorgere, svilupparsi, trasformarsi". Per questo doppio significato lo scarabeo venne associato al concetto dell'autocreazione e della rinascita e considerato una manifestazione del creatore dell'universo: il dio Khepri, il sole che sorge. Khepri venne raffigurato in forma umana col simbolo dello scarabeo sul capo, oppure con tale coleottero al posto della testa o anche semplicemente come scarabeo. In quest'ultimo aspetto ornava molti oggetti e veniva impiegato anche negli anelli sigillo o montato in stupendi pettorali e braccialetti. "Lo scarabeo del cuore" - chiamato così, perchè veniva posto sulla mummia in corrispondenza del cuore - era un'amuleto fatto di argilla smaltata, diaspro o di pietra verde, il colore simbolo della rinascità, e qualche volta anche di pietra nera (anche questo colore, oltre a rappresentare la morte e l'oltretomba, era sempre simbolo di rinascita e di rigenerazione). Sul retro spesso si può trovare incisa qualche formula dal Libro dei Morti, per esempio dal capitolo XXX: "Dalla madre celeste mi viene il cuore ib,
dalla vita terrena mi viene il cuore hati, che non si alzino contro di me falsi testimoni ! * I giudici divini mi siano benevoli e clementi ! Veritieri siano i testimoni del mio terrestre cammino, quando rendono testimonianza davanti al guardiano della bilancia della giustizia (Anubis) e davanti al Signore dell'Amentit (Osiride) .... " * (Gli egizi credevano che, dopo la morte, il proprio cuore fosse la prima istanza a giudicare la passata vita terrena e temevano una testimonianza negativa)
Sia come gioiello che come oggetto funerario, lo scarabeo era sempre simbolo della rinascita solare. Dal Nuovo Regno si conoscono anche scarabei piuttosto grandi che sul lato liscio portano lunghi testi in memoria di qualche avvenimento storico, come per esempio i successi politici di Thutmosis IV, le nozze di Amenhotep III con Teje oppure la costruzione di un lago artificiale per la regina Teje. (tratto da http://www.miezewau.it/khepri.htm)
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